ElettroSmog ed ElettroSensiblità

Nella nostra era moderna siamo sempre più immersi in un groviglio di campi elettro-magnetici che in qualche modo interferiscono con il corpo umano (1). A questo possiamo aggiungere l’inquinamento ambientale di elementi “nebulizzati” nell’aria come alluminio, cesio ed altri che fungono da conduttori di campi elettromagnetici (2).

Sempre più, la follia umana, guidata dalla necessità di “comunicare in fretta e subito” sta compiendo una vera e propria pressione ambientale sulla diversità genetica del nostro patrimonio custodito nel centro della cellula, ovvero nel nucleo.

L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha di recente stimato che i decessi a causa dell'inquinamento ambientale sono circa due milioni all'anno. In particolare il fenomeno, com’è intuibile, interessa soprattutto le aree urbane, dove il livello di guardia delle particelle sottili viene regolarmente superato. In Italia, ad esempio, la concentrazione media riscontrata è di 37 μg/m3, al di sopra della soglia consigliata, che è stabilita sempre dall'OMS a 20 μg/m3.

Inquinanti ambientali coinvolti.

Quindi abbiamo diversi tipi di inquinamento che concorrono ad amplificare i campi magnetici:

1. prodotti chimici come i metalli pesanti tipo Mercurio, Alluminio, Piombo, Cadmio, Arsenico, solo per citarne alcuni tra i più tossici, dose dipendente (ovvero che piccolissime quantità sono tollerate dal corpo umano, basta superare la sogli di tali quantità che diventano tossici), che, depositandosi nel corpo per accumulo, causano il cattivo svolgimento di determinate funzioni vitali e provocando gravi patologie come cancro, demenza, danni respiratori, danni al cervello, danneggiamento del Dna. Tali metalli sono dei veri e propri conduttori di corrente elettrica nel corpo e, secondo alcuni studiosi, sono in grado di alterare le frequenze elettromagnetiche a bassa frequenza emesse dalle cellule umane come segnali biologici.

2. prodotti chimici sintetici utilizzati nel mondo dell'agricoltura e dell'industria, capaci d'interferire con importanti processi biologici che sono alla base dello sviluppo e della riproduzione, e rappresentano quindi un importante rischio per la salute nell’uomo. I più conosciuti sono le Diossine originate dai cicli di produzione industriale per esempio del PVC, nella combustione di alcuni carburanti e negli inceneritori, i pesticidi come il DDT e gli ftalati usati per ammorbidire le plastiche e nelle vernici per scrivere sulle plastiche. I danni provocati da queste sostanze riguardano tutto il sistema endocrino e si manifestano con cancro, anomalie dell'apparato riproduttivo, aumento di aborti, ridotta funzionalità della tiroide. Questi indeboliscono le difese umane e quei sistemi di auto compensazione che potrebbero aiutare il corpo ad adattarsi meglio ai campi elettromagnetici.

3. la plastica alimentare e non, che inquina tutta la terra e ci ritorna attraverso la catena alimentare dei prodotti ittici sotto forma di microplastica o nanoplastica. Per non parlare degli additivi chimici utilizzati durante la loro produzione, che conferiscono ai materiali determinate caratteristiche, come le plastiche antimicrobiche o i ritardanti di fiamma che le rendono più resistenti ai raggi ultravioletti, fino all’impermeabilità. Sono tutte cose che ci ritroviamo letteralmente “serviti nel piatto”. Quest’ultime potrebbero ricoprire il ruolo di isolanti e favorire campi di accumulo elettrostatico.

Campi elettromagnetici ed effetti

Da poco (30-31 marzo) si è svolto a Milano il 1° Workshop nazionale: “Elettrosmog e 5G”, organizzato dall’Associazione Italiana Elettrosensibili (AIE - www.elettrosensibili.it) dove ricercatori e relatori nazionali ed internazionali hanno parlato degli effetti dell’esposizione alle radiofrequenze a breve termine (elettrosensibilità) e a lungo termine (effetti biologici).

https://www.inquinamento-italia.com/convegno-aie-su-elettrosmog-5g-milano-30-31-marzo-2019/

Per comprendere che cosa sia un campo elettromagnetico, basta andare con i ricordi ai principi di fisica che abbiamo studiato alle scuole medie, dove ci hanno insegnato che la dove esiste un flusso di elettroni (corrente elettrica) in un mezzo (fili di rame) si genera un campo elettrico. Parallelamente ad esso, per effetto fisico, si genera un campo magnetico più o meno grande. Questi due campi generano onde elettromagnetiche, che in base alle caratteristiche precedenti si mostrano su diverse frequenze, che si propagano nel circostante ambiente.

L'energia associata all'onda è direttamente proporzionale alla frequenza della stessa e quindi per basse frequenze (fino al visibile) avremo basse energie (radiazioni non ionizzanti) mentre per altissime frequenze (dall'ultravioletto) avremo energie molto elevate (radiazioni ionizzanti).

Questi campi sono generati dai fili elettrici tra traliccio e traliccio, da antenne radio, elettrodotti, telefonia cellulare e wireless che hanno frequenze in un range compreso tra 0 Hz e 3 GHz.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che questo tipo di onda elettromagnetica interagisce con l'organismo umano producendo sia effetti positivi che effetti negativi dipendenti dalle caratteristiche dell'onda (frequenza, intensità, tipo di sorgente, orientamento del campo) e dalla durata dell'esposizione.

Queste onde elettromagnetiche, indipendentemente dalla frequenza, generano due effetti detti “Termici” ed “Atermici”.

Quelli “Termici” sono famosi e sono regolamentati per legge, basti pensare che parlare al telefonino per lungo tempo vicino all’orecchio tende a scaldare la zona, questo perché il principale effetto che i campi riescono a produrre sulle molecole è quello di farle oscillare producendo attrito e di conseguenza calore. Dato che la termoregolazione del corpo è dovuta principalmente dal sangue, quindi dalla vascolarizzazione, quei tessuti o organi poco vascolarizzati non hanno un efficiente sistema di scambio termico riscaldandosi di più come conseguenza, tipo il cristallino e le gonadi maschili. Gli effetti termici si verificano generalmente per esposizioni brevi ma intense.

Quelli “Atermici” sono dovuti agli effetti delle radiazioni elettromagnetiche dovuti alle esposizioni di lunga durata, ma di bassa intensità. Per la salute umana, questi non sono stati valutati scientificamente e si dispone soltanto di dati sperimentali (ottenuti cioè con prove in vitro o su cavie animali). Sembra che gli effetti che emergono sono alterazioni più o meno consistenti della funzione cellulare, alterazione dell'attività enzimatica, modifica della concentrazione di calcio e alterazioni delle proteine di membrana.

Frequenze (ionizzanti e non ionizzanti) e loro effetti

Come abbiamo precedentemente accennato esse si suddividono al disotto del visibile con basse frequenze ovvero basse energie (radiazioni non ionizzanti) ed al di sopra del visibile con altissime frequenze (dall'ultravioletto) ed energie molto elevate (radiazioni ionizzanti). Per comprendere questa differenza, sempre alle scuole medie ci facevano vedere il disegnino dall’infrarosso, visibile, ultravioletto.

Frequenze estremamente basse (ELF - fino a 100 kHz; vedi elettrodotti), producono all’interno dell’organismo correnti indotte che tendono a sovra eccitare il Sistema Nervoso Centrale. Uno studio condotto dall'AIRC (Associazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro) nel 2002 (3) rivela come esista una correlazione tra le ELF e alcuni tipi di leucemia nei bambini.

Le Radio frequenze (RF - fino a 300 GHz; vedi ripetitori radio-televisivi, sistemi di radionavigazione e applicazioni industriali per il trattamento dei materiali, dispositivi wireless, compresi telefoni cellulari) penetrano nei tessuti esposti e provocano soprattutto riscaldamento, a seguito dell'assorbimento di energia, inducendo il movimento di ioni e molecole d'acqua nel mezzo in cui questi si trovano. La profondità di penetrazione dei campi RF nel tessuto dipende dalla frequenza del campo ed è maggiore alle frequenze più basse, sono misurate, nei cellulari dal SAR (Specific Absortion Rate) che in italiano si traduce con “Tasso di Assorbimento Specifico“.

La maggior parte degli effetti nocivi che possono verificarsi a seguito di esposizioni a campi RF tra 1 MHz e 10 GHz, possono essere spiegati come risposta ad un riscaldamento indotto, che a sua volta dà luogo ad un aumento della temperatura dei tessuti o del corpo superiore ad 1°C. Questo innalzamento termico porta una sollecitazione tale per l'organismo da indurlo a produrre proteine da stress (HSP), il cui compito è quello di proteggere la sintesi proteica e regolare i processi di degradazione. Quando questo meccanismo di protezione salta, viene attivato il programma di apoptosi (morte cellulare geneticamente programmata), ed essa muore in modo controllato. Il processo può spingersi fino all’alterazione del DNA. Uno studio condotto nel 2011 dall' AIRC insieme all'OMS identifica i campi RF nel gruppo 2B, ovvero “possibili cancerogeni per gli uomini” evidenziando un aumento di rischio di glioma nei pazienti esposti a tali radiazioni.

Come detto in precedenza, le attuali norme legislative pongono dei valori di soglia all'esposizione ai campi EM, basandosi sulla sola pericolosità termica delle onde. In realtà, il danneggiamento dell'organismo avviene soprattutto a causa degli effetti atermici che i campi EM producono, i quali si sviluppano ad esposizioni molto inferiori rispetto a quelle segnalate dai limiti di legge. Mi auspico che al più presto, gli attuali standard di sicurezza, vengano adattati a tali effetti, in quanto esistono diversi studi che evidenziano come i soggetti più vulnerabili ai campi elettromagnetici siano i bambini, nonché i feti e i neonati (4)(5)(6)(7)(8)(9)(10)(11)(12).

Per i bambini, il Presidential Cancer Panel (2010) ha stabilito che, a causa della ridotta massa fisica e della minore densità ossea dei bambini in confronto a quella di un adulto, assorbono una maggiore quantità di energia a RF in profondità rispetto a quella assorbita da un adulto.

Nei feti e neonati, la loro esposizione a radiazioni provenienti da cellulari e tecnologie wi-fi, può comportare un fattore di rischio per iperattività, disturbi nell'apprendimento e problemi comportamentali a scuola. Uno studio del 2008 (13) ha mostrato come l'utilizzo di cellulari da parte di donne durante la gravidanza ha comportato nei bambini nati problemi di comportamento a partire dall'età scolastica, rispetto ai nati da madri che non utilizzavano il cellulare. I primi hanno sviluppato il 25% in più di problemi emotivi, un'iperattività maggiore del 35%, problemi di condotta maggiori del 49% e problemi coi coetanei incrementati del 34%.

Ulteriori indagini sottolineano come l'esposizione ai campi elettromagnetici possa comportare importanti problematiche negli adulti , come infertilità maschile per coloro che tengono il cellulare a livello pelvico (14)(15)(16)(17)(18)(19)(20), tumori al cervello dovuto anche ai telefoni cordless (21), effetti sulla barriera emato-encefalica (22).

Per sapere cosa fare, vi suggerisco di andare alla pagina “AIE-Dodecalogo.jpg” del sito all’Associazione Italiana Elettrosensibili (www.elettrosensibili.it), e di rivolgersi successivamente ad un elettricista autorizzato che sicuramente potrà aiuti a cablare il sistema elettrico di casa e diminuire i campi magnetici.

Fin’ora abbiamo parlato del “Lato Cattivo” dei campi EM, però ci sono prove inconfutabili sull'efficacia dei campi ELF per la diagnosi ed il trattamento dei pazienti. Quindi, come esposto in precedenza il principio di dose dipendente per i metalli inquinanti, allo stesso modo possiamo dire che, come ci fanno ammalare i campi EM, allo stesso modo possono curare.

Tutto questo avviene per il principio fisico che il nostro corpo produce ed emette “biofotoni”, particelle luminose portatrici di informazioni sulle funzionalità del corpo indispensabili nella comunicazione tra le cellule e con l'ambiente esterno. Un'esposizione ai campi EM induce la produzione “innaturale” dei biofotoni creando uno squilibrio nella normale omeostasi e causando un'alterazione tale da portare ad uno stato patologico oppure capace di correggere uno stato patologico e riportarlo alla normalità.

Conseguentemente, conoscendo la comunicazione intracorporea o cellulare è possibile fornire dall'esterno onde elettromagnetiche di contro-regolazione alle patologie al fine di comunicare all'organismo una cura o suggerirgli come identificare da solo una situazione patologica. Questa procedura biologica è conosciuta con il termine di “biorisonanza”, e tale procedura è disponibile per il pubblico tramite una nuova tecnologia (www.biot.it).

Sono ormai numerosi gli studi (23)(24)(25)(26)(27)(28)(29)(30) presenti in letteratura che confermano l'efficacia della terapia che sfrutta onde elettromagnetiche PEMF per la soluzione di problematiche osteo-muscolo-articolari e nervose, legate sia all'età che a traumi sportivi o da impatto.

(questo articolo è tratto dall’esperienza dell’autore con le tecnologie della “BIOT”, azienda leader nella tecnologia della vita, e da un suo articolo, e dal suo personale impegno nello studio delle Discipline Bio Naturali).

Bibliografia

(1) “BioInitiative 2012” A Rationale for Biologically-based Exposure Standards for Low-Intensity Electromagneic Radiation

(2) “IARC: Outdoor air pollution a leading environmental cause of cancer deaths”, press release n°221, WHO 17-10-13

(3) World Health Organization. 2002. Children’s health and environment: A review of evidence. A joint report from the European Environment Agency and WHO. http://www.who.int/peh-emf

(4) Barouki R, Gluckmarn, PD, Grandjean P, Hanson M, Jeindel JJ. 2012. Developmental origins of non-communicable disease: Implications for research and public health. Environmental Health

11:42 http://www.ehjournal.net/content/11/1/42

(5) Preston RJ. 2004. Review: Children as a sensitive subpopulation for the risk assessment process. Toxicoloty Applied Pharmacology 199:132-141.

(6) World Health Organization. 2002. Children’s health and environment: A review of evidence. A joint report from the European Environment Agency and WHO. http://www.who.int/peh-emf

(7) Gee, D. 2009. Late Lessons from Early Warnings: Toward realism and precaution with EMF. Pathophysiology 16(2,3):217-231

(12) Sly JL, Carpenter DO. 2012. Special vulnerability of children to environmental exposures (in press) Rev Environ Health Sept 4:1-7.

(13) Divan HA, Kheifets L, Obel C, Olsen J. Prenatal and postnatal exposure to cell phone use and behavioral problems in children. Epidemiology. 19(4):523-529, 2008.

(14) Agarwal A, Deepinder F, Sharma RK, Ranga G, Li J. Effect of cell phone usage on semen analysis in men attending infertility clinic: an observational study. Fertil Steril. 2008;89(1):124-8.

(15) Agarwal A, Desai NR, Makker K, Varghese A, Mouradi R, Sabanegh E, et al. Effect of radiofrequency electromagnetic waves (RF-EMF) from cellular phones on human ejaculated semen: an in vitro study. Fertility Sterility 2009;92(4):1318-1325.

(16) DeIullis GN, Newey RJ, King BV, Aitken RJ. Mobile phone radiation induces reactive oxygen species production and DNA damage in human spermatozoa in vitro. PLos One 2009;4(7):e6446

(17) Wdowiak A, Wdowiak L, Wiktor H. Evaluation of the effect of using mobile phones on male fertility. Annals Agriculture Environmental Medicine: AAEM 2007;14(1):169-72.

(18) Fejes I, Zavacki Z, Szollosi J, Koloszar Daru J, Kovacs L, Pal A. Is there a relationship between cell phone use and semen quality ? Arch Androl. 2005;51, 385-393

(19) Aitken RJ, Bennetts LE, Sawyer D, Wiklendt AM, King BV. Impact of radio frequency electromagnetic radiation on DNA integrity in the male germline. Int J Androl. 2005 Jun;28(3):171-9.

(20) Kumar S, Kesari KK, Behari J. The influence of microwave exposure on male fertility. fertility and sterility. 2011A;95 (4); 1500-1502.

(21) Hardell L, Carlberg M, Hansson Mild K. 2012. Use of mobile phones and cordless phones is associated with increased risk for glioma and acoustic neuroma. Pathophysiology. http://dx.doi.org/10.1016/j.pathophys.2012.11.001

(22) Salford, L. G., H. Nittby, and B. R. Persson. 2012. Effects of EMF from Wireless Communication Upon the Blood-Brain Barrier.

(23) A study of the effects of Pulsed Electro-Magnetic Field Therapy with respect to serological grouping in rheumatoid arthritis. Ganguly KS, Sarkar AK, Datta AK, Rakshit A. National Institute for the Orthopaedically Handicapped (NIOH), Calcutta

(24) Effect of external Pulsing Electro-Magnetic Fields on the healing of soft tissue. Glassman LS, McGrath MH, Bassett CA. Division of Plastic Surgery, Montefiore Medical Center, Albert Einstein College of Medicine, New York, NY.

(25) Microcirculatory effects of Pulsed Electro-Magnetic Fields. Smith TL, Wong-Gibbons D, Maultsby J. Department of Orthopaedic Surgery, Wake Forest University School of Medicine, Medical Center Blvd., Winston-Salem, NC 27157-1070, USA.

(26) Protection against focal cerebral ischemia following exposure to a Pulsed Electro- Magnetic Field. Grant G, Cadossi R, Steinberg G. Department of Neurosurgery, Stanford University, California.

(27) Exposure to a specific pulsed low-frequency magnetic field: a double-blind placebocontrolled study of effects on pain ratings in rheumatoid arthritis and fibromyalgia patients. Lawson Health Research Institute, St. Joseph's Health Care, London, Ontario N6A 4V2.

(28) Pseudarthrosis after lumbar spine fusion: nonoperative salvage with Pulsed Electro- Magnetic Fields. Simmons JW Jr, Mooney V, Thacker I. UTMB, Galveston, Texas, USA

(29) The influence of pulsed electrical stimulation on the wound healing of burned rat skin. Castillo E, Sumano H, Fortoul TI, Zepeda A. Department of Physiology and Pharmacology, School of Veterinary Medicine, National Autonomous University of Mexico

(30) The effect of long-term pulsing electro-magnetic field stimulation on experimental osteoporosis of rats. Mishima S. Department of Orthopedic Surgery, School of Medicine, University of Occupational and Environmental Health, Kitakyushu, Japan.